tra un post e l'altro, in cui ultimamente racconto delle mie cremine solari :-), ne inserisco anche uno sulla vitamina D, per mio promemoria personale ...
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http://www.anagen.net/vd.htmVitamina DLa vitamina D è una vitamina liposolubile e può essere acquisita sia con l’ingestione che con l’esposizione alla luce solare.
Altri nomi sono calciferolo, ergosterolo, colecalciferolo e ergocalciferolo.
Le provitamine D si trovano nel tessuto animale e nelle piante.
La forma sintetica della vitamina D2 è conosciuta come ergocalciferolo ed è utilizzata per vitaminizzare gli alimenti.La vitamina D3, conosciuta col nome di colecalciferolo, è la forma naturale e la troviamo nell’olio di fegato di pesce.La vitamina D3 può essere prodotta sinteticamente dall’irradiazione ultravioletta del 7-deidrocolesterolo.
La vitamina D fa parte di quel gruppo di sostanze nutritive che sostengono la crescita e la salute delle ossa. La sua funzione è soprattutto quella di promuovere la mineralizzazione delle ossa. Essa aiuta a sintetizzare quegli enzimi presenti nelle mucose preposti al trasporto attivo del calcio disponibile. Inoltre la vitamina D è necessaria per una buona crescita dei bambini, in quanto, senza di essa, le ossa e i denti non calcificano bene.
Essa è preziosa nel mantenere un sistema nervoso stabile, un’azione cardiaca e una coagulazione sanguigna normali, poiché tali funzioni sono collegate ad una buona utilizzazione da parte dell’organismo di calcio e fosforo.
Gli oli di fegato di pesce sono la maggior fonte naturale di vitamina A e D.
Il latte di mucca, ma anche il latte umano, non contiene quantità sufficienti di vitamina D è deve perciò essere integrato o vitaminizzato.
Attualmente i dosaggi di vitamina D vengono espressi in microgrammi di colecalciferolo (mg) invece che in Unità Internazionali (UI). L’equivalenza è 100 UI = 2,5 mg e 400 UI = 10 mg. Se presa in dosi eccessive, la vitamina D è la più tossica in assoluto.
Il fabbisogno da parte dell’organismo di vitamina D può essere soddisfatto tramite l’esposizione ai raggi solari, che non ha conseguenze tossiche e l’ingerimento di piccole quantità di cibo. L’azione del sole sulla pelle può essere ostacolata dalla presenza di fattori come il fumo, i vetri od i vestiti.
Chi vive in zone poco soleggiate o chi non può esporsi al sole, dovrebbe consumare almeno due tazze al giorno di latte vitaminizzato o una giusta quantità di tuorlo d’uovo, pesci grassi e fegato, secondo il grado di esposizione.
I bambini in fase di crescita hanno bisogno di 10 microgrammi al giorno (accompagnati da un adeguato consumo di calcio) mentre gli adulti devono assumerne la metà. Il Consiglio Nazionale di Ricerca (Usa) stabilisce la dose dietetica di vitamina D a 400 UI al giorno, sufficiente al fabbisogno di tutti gli individui sani che non ne ricavano attraverso l’esposizione ai raggi ultravioletti.
L’esposizione ai raggi del sole per 10 o 15 minuti due o tre volte alla settimana è sufficiente per garantire la quantità di vitamina D necessaria all’organismo. Le persone con la pelle scura raggiungeranno in 3 ore lo stesso grado di sintesi che una persona con la pelle chiara raggiunge in 30 minuti, quindi il tempo di esposizione deve essere adattato alla pigmentazione della pelle.
Le donne durante la gravidanza e l’allattamento, necessitano di dosaggi extra di vitamina D nella loro dieta (sotto controllo medico).
Un eccesso di vitamina D aumenta l’assorbimento del calcio, che può portare alla rimozione del calcio dalle ossa ed a un accumulo nei tessuti molli, con la formazione di calcoli, come nei reni. Quantità eccessive possono determinare alti livelli di calcio e di fosforo nel sangue e una notevole escrezione di calcio nelle urine, e ciò provoca la calcificazione dei tessuti soffici, delle pareti dei vasi sanguigni e dei tubuli renali: tali disturbi si riassumono nella ipercalcemia. L’indurimento dei vasi sanguigni nel cuore e nei polmoni può portare alla morte. Un’aumentata attività cardiaca richiede più calcio, il quale viene fornito solo se vi è nel sistema sufficiente vitamina D.
Sintomi di dosaggio eccessivo, in forma acuta, si manifestano con frequente urinazione, perdita dell’appetito, nausea, vomito, diarrea, stitichezza, debolezza muscolare, vertigini, stanchezza e calcificazione dei tessuti soffici del cuore, dei vasi sanguigni e dei polmoni e nei casi più gravi confusione, ipertensione, insufficienza renale e coma.
Da una carenza di vitamina D consegue un inadeguato assorbimento del calcio da parte del tratto intestinale e una ritenzione di fosforo nei reni, apportando una mineralizzazione difettosa della struttura ossea. I sintomi della carenza di calcio sono uguali a quelli della carenza di vitamina D. L’incapacità delle ossa deboli di sopportare lo stress del peso si manifesta in deformazioni scheletriche. Il rachitismo, un disturbo osseo dei bambini, è un effetto diretto della carenza di vitamina D. Segni di rachitismo sono l’indebolimento del cranio e delle ossa, con inarcamento delle gambe e della colonna vertebrale, ingrossamento dell’articolazione del polso, del ginocchio e dell’anca, muscoli scarsamente sviluppati e irritabilità nervosa.
La vitamina D ha un ruolo importante durante la dentizione. Essa è necessaria per un buon sviluppo, crescita e rafforzamento della dentatura. Secondo Adelle Davis, la vitamina D serve anche a prevenire le carie dei denti e la piorrea, un’infiammazione degli alveoli dentali. La vitamina D protegge le persone in menopausa dall’osteoporosi causata dal cortisone. Attualmente vengono effettuati degli studi sul legame tra calcitrolo e osteoporosi. Sia la vitamina D che il calcio mantengono le ossa sane o forti durante la menopausa. La vitamina D previene la frattura dell’anca negli anziani. In uno studio scandinavo la vitamina D è stata collegata alla difesa dalla depressione.
Da un'analisi pubblicata dagli Archives of internal medicine che incrocia 18 vecchi studi riguardanti un campione di più di 57000 soggetti, i ricercatori hanno visto che una somministrazione quotidiana di alte dosi di vitamina D riduce il tasso di mortalità del 7% rispetto a quello riscontrato nella popolazione dei Paesi sviluppati. La dose in più è circa 12mcg, più della metà della dose raccomandata dai nutrizionisti (5mcg).
Una ricerca americana dice che 10mcg di vitamina D al giorno riducono del 7% la mortalità per qualsiasi causa.
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particolarmente interessante, nel nostro caso, la nozione :
"L’esposizione ai raggi del sole per 10 o 15 minuti due o tre volte alla settimana è sufficiente per garantire la quantità di vitamina D necessaria all’organismo.
Le persone con la pelle scura raggiungeranno in 3 ore lo stesso grado di sintesi che una persona con la pelle chiara raggiunge in 30 minuti, quindi il tempo di esposizione deve essere adattato alla pigmentazione della pelle."
Questo perchè chi ha la pelle scura, quindi più spessa, comprese le persone proprio di colore, o i bianchi con pelle più spessa magari ispessita dalla eccessiva esposizione al sole, al fine di raggiungere l'agognata tintarella, avranno di conseguenza una pelle schermata anche al passaggio della vitamina D.
Ecco, la Naura ha programmato tutto bene, mi sembra :-), chi ha la pelle chiara deve stare meno al sole, senza per questo subire danni di nessun tipo.
su termine usato : "ispessimento" :
L'abbronzatura è uno stimolo di difesa della cute dovuta all'irritazione solare. La pelle si colora, ispessisce ect. per diventare più robusta e reggere l'offesa solare.
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da altra fonte :
http://www.repubblica.it/2005/l/sezioni/scienza_e_tecnologia/vitaminad/vitaminad/vitaminad.html[...]
Gli alimenti da soli, senza esposizione al Sole, difficilmente bastano a garantirsi il giusto fabbisogno. Un bicchiere di latte per esempio copre solo un decimo della quantità giornaliera consigliata. E usando gli integratori in commercio si rischia di superare il tetto dei 50 milligrammi giornalieri, oltre il quale si provocano più danni alla salute che benefici, in particolare a fegato e reni. Per calcolare il giusto tempo di esposizione all'aria aperta bisogna tenere conto anche del colore della pelle. I neri per esempio pagano il prezzo di una buona difesa dai raggi ultravioletti con una ridotta produzione di vitamina D. Proprio per ovviare a questo deficit sembra che i primi uomini che popolarono l'Europa settentrionale abbiano acquisito il gene che ha dato una colorazione più chiara alla pelle. A parità di esposizione al sole, i pallidi godevano di una minore protezione contro i danni degli Uv ma di una produzione più abbondante di vitamina D. In genere per raggiungere una buona dose di questa sostanza i medici consigliano almeno un quarto d'ora di sole al giorno. Ma se braccia e busto sono coperti o se il Sole è coperto dalle nuvole occorre raddoppiare il tempo da passare all'aria aperta.
(28 dicembre 2005)